Kebab on The Road – Pian delle Fugazze e Campogrosso, Ghiaia e Gnocchi di Malga

Ciao a tutti. Kebab on The Road va fuori pista e percorre le vie sterrate che da Pian delle Fugazze (Trento) portano a Campogrosso (Vicenza), per recensire un pranzo al rifugio Toni Giuriolo.

Abbiamo pianificato il percorso lungo i sentieri del Sengio Alto servendoci dell’ottimo sito caregaweb. Per meglio documentare la giornata abbiamo prodotto delle mappe gpx scaricabili qui sotto.

Mappa dell’andata Pian delle Fugazze-Campogrosso

//www.wikiloc.com/wikiloc/spatialArtifacts.do?event=view&id=15425981&measures=off&title=off&near=off&images=off&maptype=S

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Mappa del ritorno Campogrosso-Pian delle Fugazze
//www.wikiloc.com/wikiloc/spatialArtifacts.do?event=view&id=15393296&measures=off&title=off&near=off&images=off&maptype=S

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Mappa sintetica dei sentieri

cartina_176

Una volta parcheggiato a Pian delle Fugazze (Tn) verso le 9:20 prendiamo la strada 170 che sale rapidamente lungo il bosco per circa 50 minuti di cammino. Alla fine del bosco il cielo si apre (abbiamo già percorso 400 metri di dislivello!) e il panorama mozzafiato dei monti ad est (carega, baldo) ci ripaga di questo primo duro tratto di salita.

Da questo punto in avanti si cammina su sentieri più stretti e rocciosi. In particolare c’è una deviazione a sinistra per il percorso a 175 e poco più avanti una deviazione sempre a sinistra per il percorso 176. Imboccando questa via in circa venti minuti di cammino si sale di 200 metri affrontando dei tratti rocciosi esposti e con corde. E’ necessario munirsi di una torcia (o di uno smartphone con flash) per affrontare un paio di gallerie che si trovano lungo il percorso. Al termine di questo passaggio si incontra l’inizio della strada 149, che prosegue in cresta lungo le cime del Sengio Alto fino alla meta prefissata di Campogrosso. Siamo in anticipo sui tempi e quindi scegliamo di completare l’ascesa del monte Cornetto fino alla cima (1899 metri); questa piccola deviazione consiste in un percorso molto arroccato con un tratto molto verticale di corda metallica. E’ necessario possedere una minima agilità nell’arrampicata e un po’ di sana ignoranza. Di quella ce n’è e arriviamo in cima che è quasi mezzogiorno; il sole scalda il corpo e l’anima è gratificata dalla vista a 360 gradi sui monti veronesi, vicentini e trentini che sbucano fuori da una nebbia di fiordilatte. Un signore del posto ci chiede di scattargli una foto accanto alla croce presente sulla cima; dice che ogni anno fa questa escursione e si fa scattare una fotografia per vedere quanto diventa vecchio. Gli rispondo che il tempo passa anche per le montagne e che pure loro invecchiano. Lui ribatte che la montagna invecchia più lentamente di lui, io la butto sullo scientifico e gli spiego che facciamo parte tutti della stessa materia che nasce invecchia, muore e rinasce in un continuo divenire. Ci facciamo quattro risate, lasciamo una firma sul quadernetto della cima e giù di nuovo verso Campogrosso. Affrontare in discesa il tratto in corde che porta di nuovo all’inizio del sentiero 149 è difficoltoso ma in 15 minuti siamo di nuovo on the road.

Cominciamo il percorso in cresta verso Campogrosso; dopo circa un’oretta di cammino molto piacevole succede che perdiamo la via. Inspiegabilmente (come potete vedere dalla mappa dell’andata) deviamo dal percorso 149 dirigendoci verso sud-est. Cominciamo a scendere rapidamente, vediamo delle ripide rocce con alcuni alpinisti che arrampicano; poco dopo ai piedi del monte vediamo delle persone che camminano lungo una strada asfaltata ma malconcia. Da circa mezz’ora non vediamo più alcun segnavia dipinto sui sassi, ma decidiamo testardi di proseguire questa discesa, consci in ogni caso di giungere a quella strada. Più tardi e grazie alla curiosità di un amico scoprirò che tale deviazione è il sentiero 177 visibile dalla mappa ovvero il canalone boale del Baffelan, se ne parla anche qui. Percorrere il canalone è ostico in quanto il terreno è una discesa di ghiaione scivolosa. Ad un certo punto vi sono delle corde che consentono di affrontare i punti più ripidi, con un po’ di coraggio e qualche imprecazione guadagnamo rapidamente la base del monte, ovvero la strada del Re. Ho le scarpe con i sassi dentro; gli ultimi 150 metri di dislivello li ho fatti surfando sulle pietre. Cerco di camminare a 50 metri di distanza dai miei amici più a valle per evitare di lapidarli con la mia incapacità nell’affrontare questo tratto. Arrivati in strada in mezz’ora siamo al rifugio Campogrosso per le 13:15.

Il rifugio Campogrosso si trova a circa 1500 metri, ed è raggiungibile in macchina da Recoaro (Vi). Esso è circondato dalle montagne, le piccole dolomiti vicentine. Il rifugio offre camerate e stanze singole per dormire, un’ottimo ristorante e un chiosco all’aperto che prepara panini con la salsiccia (non economici) e birra. Abbiamo prenotato il turno del pranzo delle 13:30, il gestore gentilissimo ci offre un bianchetto di benvenuto. Nonostante a valle il clima sia nebbioso e la visibilità sia ridotta a 1500 metri il sole ci scalda senza alcun ostacolo, scegliamo di pranzare fuori. Mangiamo un piatto di gnocchi di malga con la fioretta (fioreta) che è una sorta di formaggio fresco. Il piatto non è certo leggero; gustosi gnocchi di farina sono bagnati da una generosa dose di burro fuso, fioretta e ricotta affumicata, che alla vista ricorda molto l’amaretto sbriciolato. Gli gnocchi sono migliori (in termine di flavour e quantità) rispetto a quelli veronesi provati ad inizio 2016 a Malga Lessinia (che sono comunque fantastici). Inutile dire che questo pasto è un’iniezione di energia e di umore senza pari, che scalda il cuore e ripaga delle fatiche compiute. Decido che mi merito una seconda birra media. Dopo il primo piatto c’è spazio per poco altro, un paio di contorni di bieta (ottima) e patate (poche) da dividere con il gruppo, strudel (ottimo) e caffè per un totale di 18€ a testa. Li vale tutti; un pollice e mezzo è il mio giudizio sul pranzo affrontato. In passato avevo già cenato qui assaggiando pure il coniglio con la polenta; non si sbaglia mai.

Sono circa le 3 del pomeriggio ed il freddo e la nebbia sono arrivati al rifugio, affrontiamo il percorso di ritorno lungo la strada del Re, che da Campogrosso porta a Pian delle Fugazze passando ad Est del Sengio Alto. Il sentiero è una vecchia stradina asfaltata molto stretta, che dopo mezz’ora porta al nuovo ponte tibetano che conduce verso l’Ossario del Pasubio. Attraversiamo il nuovo ponte immersi nella nebbia, a 5 metri si vede soltanto che bianco, il ponte pur essendo sicuro traballa nel vuoto.

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Dall’ossario del Pasubio in mezz’ora siamo alla macchina a Pian delle Fugazze. Il percorso di ritorno è poco interessante da un punto di vista paesaggistico ma la sua facilità e la presenza del ponte la rendono una valida alternativa per un ritorno senza complicazioni; il cammino dura circa un’ora e mezza con un dislivello in discesa di 400 metri molto dolce.

Riscoprire le montagne e le antiche ricette locali aiuta a fuggire dall’ansia e dalla frenesia generate ogni giorno dai troppi impegni e dall’inutile fatica spesa a rincorrere effimeri divertimenti e falsi valori.

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