Ulver – Bergtatt e Kveldssanger

Ciao a tutti, non sono mai stato un grandissimo appassionato di metal ma nell’ultimo periodo ho cominciato ad ascoltare la variante black norvegese, che tanto ha fatto scalpore nei primi anni 90′.

Gruppi come Emperor, Immortal e Darkthrone hanno davvero saputo costruire una sonorità nuova, maligna, poco accessibile e dalla velocità quasi sempre estrema. Possiamo associare queste sensazioni al perdersi in una foresta di notte, al soffocamento, ma anche ad un percorso interiore di estrema meditazione e controllo dei propri istinti. Questo è quello che ho provato quando mi sono avvicinato al genere.

I dischi che mi hanno più affascinato sono i primi due album degli Ulver, band nata sotto il segno del puro black metal mischiato a folk che ha successivamente preso delle derive ambient (forse più adatte alla ricerca del tetro negli anni 2000). In particolare il primo lavoro, Bergtatt (1994), consta di 5 tracce (Capitel, ovvero capitoli) che narrano di una antica leggenda di una fanciulla che si perde nel bosco senza farvi ritorno.

La prima canzone ha un incedere dai toni epici, è pesante e grezza ma con una voce soave ed evocativa. Più avanti nel disco spuntano degli inserti meravigliosi di chitarra classica accompagnata da flauti e voci corali, quasi sempre interrotte da riprese in blast beat di puro stampo black metal. Il voler accostare continuamente la dolcezza della chitarra classica alla ferocità degli scream secondo me rappresenta egregiamente la natura incontaminata e selvaggia della foresta, meravigliosa e intrisa di poesia ma anche crudele e potenzialmente mortale per l’uomo. L’album dura circa 40 minuti e crea dipendenza, la qualità low-fi delle parti metal è un qualcosa di altamente provocatorio ed orientato alle emozioni.

Il successivo disco, Kveldssanger (1995),  è un disco interamente acustico.

Ciò che si era intravisto nell’album d’esordio qui ha modo di svilupparsi definitivamente. L’esecuzione di chitarra classica è da brividi, così come l’utilizzo di moltissimi echi e reverberi su voci e sul mix in generale. Non è necessario conoscere il norvegese antico per perdersi in queste sonorità, che coinvolgono sia nelle varianti dolci che in quelle aspre e grezze.

Purtroppo questo genere di musica è spesso accompagnato da violenza e malvagità ostentata a tutti i costi, che a mio avviso in passato ha gettato cattiva luce sulla validissima proposta musicale. O forse certe gesta sono state necessarie per preservare una coerenza/credibilità artistica?

Vi consiglio di farvi due risate guardando questo video ma soprattutto di farvi un’opinione ascoltando tanti dischi e leggendo questo libro o questo articolo.

 

Ciao!

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