F.F.S. / Interpol live @ Home Festival (Treviso) 3 settembre 2015

L’Home di Treviso è un giovane festival diverso dai soliti concertoni estivi in cui sovrabbondano disorganizzazione, bottiglie di vetro e disagio giovanile.

L’area che ospita l’evento è abbastanza pulita, quadrata, ed ogni angolo non è lasciato al caso ma è valorizzato con molti stand spesso (aimé) a tema promozionale. Credo che sia grazie a questo che negli ultimi anni il festival si è potuto permettere di ospitare artisti di un certo calibro a prezzi tutto sommato contenuti. Fatto salvo il parcheggio (un’impresa), la sensazione è quella di non essere in Italia.

Ho acquistato il biglietto il pomeriggio stesso e purtroppo sono riuscito ad arrivare alla location più o meno a metà del concerto degli Interpol. Il quantitativo di persone che faceva spola tra i vari palchi secondari e stands era esorbitante; l’idea del trasmettere musiche diverse da più punti decisamente non consente un ascolto ottimale (a meno che non si stia a un metro dal palco, c’è davvero tanto brusio).

Nella mezz’ora di Interpol che mi sono sorbito ho avuto l’impressione di assistere ad un concerto di robot con la voce simile agli Smiths. Dove sono finite la malinconia (quella vera), la passione e il lato dark tipici di questo genere? Tutto molto Joy Division, ok, ma davvero deludente. Triste come un cielo grigio ad agosto. A tutto questo si aggiunge un suono che, dalla postazione del fonico, risultava piuttosto approssimativo in virtù di un’eccessiva dose di basse frequenze.

Finito lo show giro incuriosito tra i vari palchetti minori, per avvicinarmi al brusio che oggettivamente disturbava il set del main stage. Niente di davvero interessante, se non le ragazze del banchetto del Jack Daniels e il palco della Go Down Records che proponeva una band di rock psicadelico/introspettivo davvero credibile (altro che Interpol).

Finalmente partono i Franz Ferdinand (ops, F.F.S. perché ci stanno pure gli Sparks). Posso dire che stamattina la prima cosa che ho googlato sono stati questi Sparks che proprio mi erano sfuggiti; questo può dare l’idea di quanto mi sia piaciuto il concerto di cui non conoscevo quasi nessuna canzone. Non ero nemmeno un grandissimo fan dei Franz Ferdinand fino a ieri: avevo in mente soltanto un paio di videoclip danzerecci di quando MTV passava ancora un pò di musica e non teenagers incinte.

I musicisti si presentano sul palco così composti: i quattro Franz sono in formazione classica ma il cantante imbraccia la sua Telecaster solamente in pochissime canzoni. Gli Sparks sono in due: un cantante (straordinario) ed un tastierista con look da colletto bianco e baffetti da psicopatico; per tutta la durata del concerto suona in posizione frontale rispetto al pubblico (la posizione peggiore per un pianolista) fissando un punto nel vuoto come in preda ad ipnosi.

F.S.S. live @ Home Festival
Ringrazio Silvia per la foto

Ciò che colpisce della band è il groove che riesce a trasmettere: il chitarrista è una macchina da funk prestata ad una sezione ritmica che invece scandisce tempi di stampo più britannico ma sempre molto ballabili. Il cantante degli Sparks spesso assume il ruolo di voce principale, facendo un frequente uso di farsetti e parti quasi recitate come se il concerto fosse un musical. ll cantante dei Franz prevalentemente completa gli arrangiamenti vocali con il suo brillante tono baritono. Il concerto è davvero godibile e molto giocoso, pure i musicisti sembrano divertirsi davvero.

Ma è quando i Franz attaccano con Do You Want To che il pubblico si scalda davvero e festoso balla e sorride. Sorrido pure io, è raro che della musica un pò stupidina e leggera possa essere allo stesso tempo così ben arrangiata ed eseguita da risultare interessante.

Con il loro (breve) show gli FSS ci ricordano che la vita è una e che bisogna divertirsi e ballare, cosa che forse la mia timidezza, gli Interpol ed un pessimo fine serata de Lo Stato Sociale dovrebbero imparare. Stasera va così, a letto più leggeri come se il peso dell’esistenza fosse sparito.

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